Alla base di un buon risultato grafico secondo me non c’è solo la bravura nell’usare il programma di grafica, ma va data anche molta importanza ad alcune “basi di teoria“.
Una di queste è l’ “equilibrio” tra la proporzione e la posizione delle varie parti di una composizione grafica per facilitare una esatta interpretazione e un impatto gradevole alla nostra vista.
Grazie all’equilibrio si può evitare di realizzare composizioni prive di ordine e quindi sgradevoli.
Tuttavia l’equilibrio non deve essere un principio assoluto, altrimenti si rischia di rendere statiche e ferme le nostre realizzazioni.
Uno squilibrio può esprimere una forza dinamica di grande impatto.
In un quadro, la posizione asimmetrica di una figura può essere controbilanciata da un oggetto con il quale non ha nessun rapporto fisico (ad esempio un drappo sullo sfondo).
Nelle arti grafiche esistono due tipi di equilibri, quello delle forme e quello dei colori.
L’equilibrio delle forme si può ottenere attraverso una scena estremamente movimentata oppure usando oggetti diversi ma con uguale “peso” visivo.
Una composizione grafica può anche trovarsi in “non equilibrio” a patto che questa scelta progettuale scaturisca da un attento studio di tutte le componenti della scena e non da una banale casualità.
Per quanto riguarda l’equilibrio dei colori a volte basta che si usino colori vivaci e ben distribuiti per passare dal disegno statico ad una composizione grafica piena di vita.
In altri casi si può verificare l’inverso, colori troppo piatti e poco contrastati rendono statica la scena.
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