Web design made in Italy: intervista a Nicolò Volpato – seconda parte

La seconda parte di una lunga chiacchierata con Nicolò Volpato, web designer che tra i suoi tanti progetti, ha anche realizzato Photomatt di Matthew Mullenweg (uno dei fondatori di WordPress).

La prima parte: Web design made in Italy: intervista a Nicolò Volpato – prima parte.

Gli argomenti della seconda parte di quest’intervista riguarderanno:

come realizza i progetti in rete;

la cura per l’usabilità dei siti web;

come ha ottenuto lavori anche dal mercato estero;

uno dei suoi progetti più importanti: Photomatt;

i suoi punti di vista sulle tendenze grafiche del 2007;

il suo rapporto di lavoro con clienti importanti.

Come per la prima parte di questo scambio di vedute, invito tutti coloro che vogliono porre delle domande a Nicolò Volpato ad aprire una discussione nei commenti di questo post.

Mik (di blographik):
08. Realizzi degli schizzi su carta o lavori direttamente con photoshop o simili?

Nicolò
Molto spesso sì.
Sono un disegnatore mancato, avrei voluto fare il liceo artistico, ma alla fine ho pragmaticamente optato per studiare le lingue.

A volte schizzacci incomprensibili per fermare un’idea di passaggio, a volte bozze ben fatte.
Qualche volta anche storyboard completi, poi scansionati e colorati in Photoshop.

Mi è perfino capitato di proporre alcuni di questi storyboard al cliente, invece di una versione digitale.

schizzo sito web
Uso spesso software di charting per fare schemi e flow-chart inerenti la struttura di un sito o l’architettura delle informazioni di un progetto.

Costituiscono un modo visuale e immediato per rendersi conto anche dell’ampiezza di un sito e trovo siano un utile strumento anche per preventivare un progetto (numero di sezioni/pagine, profondità della navigazione, esigenza di sotto-menù, collegamenti a database, ecc.).

Mik:
09. Ho notato la tua grande cura anche per l’accessibilità e l’usabilità dei vostri lavori oltre che alla grafica.

Quanto ritieni importante che un sito web sia oltre che graficamente di impatto anche usabile ed accessibile?

Nicolò
Dunque, ad essere sincero puntiamo molto a realizzare siti usabili e non prettamente accessibili, nel senso che non sempre verifichiamo la conformità alle direttive WCAG.

E’ altrettanto vero però che un sito conforme agli standard e scritto semanticamente permette già un certo livello di accessibilità.

Personalmente ritengo che l’usabilità debba essere una priorità per ogni web designer.
Non vedo l’usabilità tanto come una lista di requisiti che un sito deve possedere, alla Jakob Nielsen per intenderci, quanto come l’appropriatezza di un sito allo scopo per cui è stato creato.

Ogni sito è innanzitutto veicolo e luogo di comunicazione.
L’usabilità, secondo me, è l’insieme dei fattori che permettono che questa comunicazione si sviluppi in maniera efficace.

Usabilità è un menù ben strutturato ed intuitivo, un’architettura delle informazioni e dei
contenuti chiara e concisa, testi brevi ed coerenti, un design grafico adeguato al contesto, ma sempre accattivante e originale, un tono ed uno stile appropriati al target…

L’usabilità non è fatta di assoluti o di regole inderogabili e dipende da fattori tecnici quanto da fattori metodologici e psicologici.

E’ legata al buon senso del designer, al contesto comunicativo ed al target del sito.
In generale, è la qualità comunicativa e interattiva di un sito web.

Riguardo invece l’accessibilità propriamente detta, non mi è ancora capitato di dover creare un sito web appositamente indirizzato a persone con disabilità visive o uditive, né ho lavorato con le pubbliche amministrazioni.
Finora mi sono fermato ad un livello di accessibilità WAI-A, per intenderci.

Purtroppo, senza entrare nel merito della tanto discussa Legge Stanca, quando la conformità a delle linee guida viene imposta dall’alto, la cosa perde un po’ del suo fascino, non è vero?

Mik:
Dai tuoi lavori sul vostro sito aziendale noto che hai realizzato importanti lavori anche all’estero.

09. Come la tua azienda è riuscita a raggiungere anche una clientela non italiana?
Hai maggiori contatti con clienti italiani o stranieri?

Nicolò
E’ stata una sorpresa anche per me.
E’ iniziato, come spesso è successo anche in passato, grazie al mio blog/sito personale Jek2k.com.

Lanciato a giugno, il sito ha avuto molto successo sulle gallery e ha goduto di una visibilità cui non ero abituato (100.00 visite in 6 mesi).

Per mia stessa scelta, Jek2k.com è sempre stato indirizzato ad un pubblico prevalentemente straniero e scritto per lo più in inglese, nel tentativo di uscire dal contesto locale e mettere in mostra i miei lavori anche all’estero, dove lo scenario è un po’ più timolante e vivace che in Italia.

Presto sono arrivati i primi contatti e le prime email, e così anche i primi lavori all’estero.
Negli ultimi 6 mesi, la maggior parte dei nostri clienti sono stati stranieri.

Anche adesso riceviamo la maggior parte dei contatti diretti e delle richieste dall’estero, mentre in Italia il nostro business è in buona parte legato alle collaborazioni con altre web agency.

Lavorare con clienti stranieri è una sfida.
Per la lingua, per la difficoltà di riuscire ad interpretare le esigenze di persone e di aziende mai viste né conosciute e non ultimo per lo sfavorevolissimo cambio Euro-Dollaro.

D’altra parte, la soddisfazione e la visibilità dei progetti sono spesso davvero notevoli.

Mik:
10. Credo che il tuo nome abbia iniziato a circolare più velocemente in rete da quando hai realizzato il blog di Matt Mullenweg, vuoi parlarci di questo importante progetto?

Nicolò
La domanda di rito… eheheh.

Lo scorso ottobre ho realizzato il sito Clapton.nl per il fan club olandese di Eric Clapton.

sito web: Clapton.nl
Il webmaster del sito, nonché fondatore del club è un ragazzo di Amsterdam, Bert-Jan, pressappoco della mia età, con il quale ho stretto anche un buon rapporto di stima reciproca e di amicizia (remota, ma pur sempre amicizia).
Poco dopo il lancio del sito, Bert-Jan è stato contattato da Matt e gli ha fatto il mio nome.
Con Matt, entusiasta del design di Clapton.nl e interessato a rinnovare il suo notissimo PhotoMatt, ci siamo sentiti un paio di volte via chat e via email, in modo fugace, poiché, nonostante i suoi 23 anni, è estremamente impegnato.

Mi ha dato l’idea di una persona piuttosto decisa e sicura di ciò che vuole, e siamo giunti ad un accordo commerciale molto rapidamente.

Guardando il vecchio PhotoMatt il mio primo pensiero è stato “Questo sito manca di personalità.” – “Chi è Matt? Cosa mi dice questo sito di lui?”.

Volevo che il nuovo sito fosse suo, personale, che esprimesse graficamente un po’ del modo di essere di Matt.
Conoscendolo a mala pena, ho dedicato diverso tempo a leggere il suo blog e i suoi articoli passati, a guardare le sue foto, tentando di intuire tra le righe la sua personalità ed i suoi gusti.

Ho basato il mio design su questo, e ha funzionato.

I feedback sono stati positivi e lo stesso Matt è rimasto molto soddisfatto.

Mik:
I miei complimenti per photomatt (molto accattivante anche czbat.eu) e per la linea originale che hai seguito, anche grazie a te il web design italiano ha una sua validità ed originalità anche all’estero.

Photo Matt
Nicolò
Ne sono lusingato.
Purtroppo capita di rado di vedere siti italiani nelle gallery o di sentir parlare di designer italiani.
E’ un vero peccato.

Mik:
11. Quali dei tuoi progetti realizzati fin’ora ritieni sia il migliore e perchè?

Nicolò
Non saprei, non ci ho mai pensato.

Mi piace pensare che il prossimo design che farò sarà migliore di tutti i precedenti.

Sono un perfezionista:
appena finito un design, anche bello, trovo subito mille cose che potrebbero essere cambiate.
Pretendo molto da me stesso e mi sforzo di imparare qualcosa di nuovo e di migliorarmi ogni giorno.

Dovendo scegliere uno dei progetti del 2006, sia per le porte che mi ha aperto, sia per un mero fatto affettivo, scelgo Jek2k.com.

Sono quasi 8 anni che Jek2k.com è la mia vetrina sul web.
E’ stata la mia “palestra” per imparare e sperimentare le varie tecnologie, il mio primo portfolio quando non ero ancora un professionista.

A Jek2k.com devo il lavoro che ho oggi, la visibilità, l’apertura a clienti stranieri e una buona percentuale delle soddisfazioni raccolte in questi anni.

Mik:
12. Ho trovato il tuo nome italiano per caso, navigando tra i commenti del blog di Veerle Duoh.

Volevo chiederti quanto è importante per te partecipare attivamente e farsi conoscere nella blogosfera internazionale?
Ti ha portato benefici anche in termini di nuovi lavori acquisiti, collaborazioni etc.

Nicolò
Dunque, quello dev’essere stato uno dei rarissimi commenti che ho lasciato.

La mia partecipazione alla “blogosfera” internazionale, a parte quei pochi articoli sul mio
Jek2k.com, è prossima allo zero.

Partecipo a pochissime e selezionate community, ma non sono uno che posta di frequente.

Principalmente è per via delle mia personalità e del mio carattere schivo e poi per via del poco tempo che riesco a dedicare alla lettura dei vari blog ed alla frequentazione dei forum.

A mio personalissimo parere, ciò che conta e che può eventualmente fare la differenza è aver un sito di buon livello ed un buon portfolio.

Se tieni un blog, fai sì che sia curato.

Cerca di dare un’immagine professionale, ma lascia parlare i tuoi lavori.

Riguardo ad una partecipazione attiva ed ai commenti, penso che sia giusto lasciare un feedback quando si ha qualcosa di rilevante da dire o un apporto costruttivo alla discussione, puntando sempre sulla qualità piuttosto che sulla quantità.

Benchè possa indubbiamente accrescere la visibilità, non vedo la partecipazione ai blog come un’occasione per farsi conoscere.
Ritengo che i forum siano un luogo migliore a questo fine.

Quando lascio un commento, mi sento ospite di un sito altrui e ciò che sto facendo è finalizzato solamente a fornire un feedback rispettoso e costruttivo.

Personalmente attribuisco molto più valore ai fatti che alle parole.
Mi piace pensare che un designer debba essere noto per la sua presenza nelle gallery e per il suo portfolio, piuttosto che per i suoi articoli o i suoi commenti.

Mik:
13. Hai progetti/collaborazioni per l’immediato futuro?

Nicolò
Fortunatamente, per ora il 2007 è iniziato bene e c’è abbastanza lavoro.
Spero che il trend positivo continui nei prossimi mesi.

Ho in cantiere qualche sito e qualche collaborazione… ma preferisco non svelare niente per ora, per scaramanzia.
Spero ne scaturiscano dei progetti interessanti.
Nel caso non mancherò di tenervi informati.

Mik:
14. Secondo te quali saranno le “tendenze grafiche del web design” del 2007?
Cosa reputi andrà ancora di moda e cosa verrà abbandonato?

Nicolò
Il cosiddetto stile Web 2.0, benché inizi a stufare, credo sarà una costante anche nel 2007, almeno per i primi mesi.
Già in questi ultimi tempi ho notato qualche piccolo cambiamento nello stile Web 2.0, qualche tentativo di uscire dal coro, qualche sito più interessante.

Tuttavia, lo stile Web 2.0 ha l’indubbio vantaggio di essere semplice da realizzare, veloce, comodo, e al tempo stesso di tendenza.
E’ la ragione per cui imperversa da un anno a questa parte.

Vorrei vedere qualcosa di nuovo, sinceramente.

E Flash, dov’è finito?

Nel 2006 ho visto Flash sparire dalle gallery più popolari e da molti siti, per venir relegato ad un settore di nicchia di siti-vetrina di altissimo impatto multimediale (e altrettanto peso).

Qua e là ho visto qualche sito proporre degli elementi Flash in un layout CSS.

A mio parere Flash può essere uno strumento comunicativo ed un fattore estetico notevole, e la sua integrazione in design standard-based apre molte interessanti opportunità.
Penso che questa integrazione vada esplorata più seriamente.

Vedo che vanno molto di moda i siti “one-page”, in cui proporre in una sola pagina profilo, portfolio e contatti.
Mi sembra un’idea molto efficace e la rivedremo nel 2007.

Gli stili grunge e retrò sembrano essere tornati abbastanza di moda e vedo vari siti utilizzare oggetti “real life” nella grafica (chissà, mi piace illudermi di aver avuto un ruolo anch’io nel dare nuova linfa a questo stile…).

Ma il bello del nostro mestiere è correre dietro agli stili e alle tecnologie, crearne nuove tendenze, lanciare idee originali.
E’ sempre nuovo ogni giorno.

Stiamo a vedere, sono sicuro che il 2007 porterà nuovi stimoli e nuove frontiere per il web
design.

Dai commenti (domanda posta da Bifoz nell’anteprima all’intervista di Nicolò Volpato):

14. Bifoz chiede: “Aldilà di tecnicismi vari, per i quali servirebbe mi servirebbe un’intervista intera, sarebbe interessante sapere anche come tratta l’approccio con i clienti di un certo calibro e magari sapere quali sono i nuovi trend e le previsioni di questi in merito al 2007, magari facendo anche il confronto tra Italia e resto del mondo (già immagino risposte un pò desolanti)…”

Nicolò
Riguardo ai trend per il 2007, spero di essere stato esauriente nella risposta precedente.
Come tratto l’approccio con clienti di un certo calibro?
Domanda interessante.

Bisogna fare due diversi discorsi, separando i clienti acquisiti tramite altre web agency dai clienti acquisiti direttamente.

Nel primo caso, possiamo dire che il lavoro si svolge in subappalto e non sempre è richiesto un rapporto diretto con il cliente o una negoziazione diretta.

E’ una modalità con cui, mio malgrado, opero spesso e quella che, in Italia, mi porta circa il 60% del lavoro.

Credo che sia un classico per qualsiasi freelance, professionista o piccolo studio, per acquisire progetti di una certa rilevanza e aprirsi al mercato.

Nel secondo caso, invece, il cliente ci contatta direttamente, con una richiesta di preventivo o una proposta di progetto.

Come mi rapporto con loro?
Con professionalità e semplicità.

Ho 24 anni, ne avevo 21 quando ho iniziato e si vede oggi come si vedeva allora.
Non cerco di sembrare ciò che non sono, né di dare l’idea di avere una grande azienda alle spalle.
Cerco di puntare su ciò che so di saper fare bene, sulla mia competenza ed esperienza.

Cerco di far trasparire la mia passione per ciò che faccio e la qualità e la cura con cui lo faccio.

Il concetto che cerco di far passare è che per me un cliente non è un numero, uno tra i tanti, e io non sono un commerciale che vende soluzioni a pacchetto.

L’instaurarsi di un rapporto personale con il cliente ed il capire e soddisfare le sue esigenze sono le basi per poter sviluppare un buon progetto e costruire un rapporto di lavoro (e di fiducia) duraturo.

Questa era l’ultima domanda.

Se volete approfondire gli argomenti trattati, potete aprire una discussione nei commenti di questo articolo, a cui Nicolò Parteciperà con piacere.

Ringrazio pubblicamente Nicolò Volpato per avermi concesso un pò del suo tempo.


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  • http://www.gnvpartners.com/ Nicolò

    Mirko, grazie a te per l’opportunità! E’ stato un piacere dedicare un po’ di tempo a rispondere alle tue domande ed ora è una bella soddisfazione vedere l’intervista pubblicata online.

    A presto, ciao

  • http://freedance.blogosfere.it Alessandro D’agnano

    Bella intervista.
    Volevo porre solo l’accento su un aspetto. Ossia il termine di web designer.
    Senza saperlo, noi dell’ambiente diamo un certo valore al lavoro del web designer. Mai come ora, in cui usabilità, accessibilità, supporto Css e XHtml, sono basi su cui poggiare un buon sito web,
    la figura di web design diventa fondamentale.

    Sacrosanta verità quella di Nicolò quando dice chè questi compiti devono essere a completto appannaggio del web designer, ad un patto però…
    Che il web designer a questo punto non sia il creativo di turno però.
    Voglio dire che se entriamo nel profondo di questa professione, sicuramente le implicazioni tecniche influenzeranno il processo creativo del layout in questo caso.

    Mi chiedo! Lasciando stare la pratica (in cui il cliente non capisce la differenza tra creativo e web designer), come ne usciamo da questo circolo vizioso?

  • http://www.gnvpartners.com/ Nicolò

    Ciao Alessandro,

    sono d’accordo con te. I web standards, l’usabilità, ecc. richiedono un bagaglio di competenze tecniche non indifferente e richiedono che il web designer sappia coniugare la propria creatività con questi skill tecnici.
    Io vedo il design (e anche il web design) come sintesi tra estetica e vincoli tecnici, tra impulso creativo e richieste del cliente, tra idee in astratto e soluzioni concrete.
    Per me un creativo, come lo identifichi tu, è un creativo, non un designer. Un tecnico è un tecnico, non un designer. Io non mi sento né un creativo (e mi dà fastidio quando mi chiamano così) né un tecnico, ma mi piacerebbe essere considerato un web designer.

    Come giustamente dici tu, il cliente finale in genere non capisce e non apprezza il lavoro che c’è dietro al sito, vede la grafica, ma ignora la tecnologia e (sopratutto!) la metodologia che stanno alla base. E ti dirò che secondo me è giusto così, in quanto sono competenze che non gli appartengono.
    Il problema è quando mi trovo a parlare con designer (e più di uno) di altre agenzie che altrettanto non hanno idea di quello che sta dietro al sito. Loro hanno le idee e poi qualche tecnico si occuperà di farle funzionare. La prima volta che ho incontrato un tipo del genere mi si è subito chiarito perché vedo online una marea di siti che non validano, non sono usabili e sono contro-intuitivi.
    Un designer che, quando si arriva a parlare di Javascript o di un po’ di Actionscript o di Css avanzato, mi dice “Boh, devo sentire con il programmatore…” (e mi è capitato spesso) semplicemente non è un designer.

    Ben venga che gli standard e i nuovi skill facciano un minimo di selezione!

    Forse in Italia siamo legati ad uno stampo di agenzia datato, mutuato dalla pubblicità e dalla grafica a stampa e “imprestato” al web. Forse dovremmo uscire da questo modello.
    Il web, da grandi siti e grandi portali, si è ramificato, parcellizzato in innumerevoli blog, piccoli siti e mini-capolavori. Perché il mercato non segue la stessa direzione? Ci sono numerosi professionisti volenterosi e di talento e piccoli studi capaci e al passo con le tecnologie, dove piccolo non è sintomo di inaffidabilità, ma spesso di flessibilità, di competitività e di qualità.
    Eh, perchè no? Un bel mercato 2.0… non sarebbe ora?

    Scusate lo sfogo…

  • http://www.blographik.it mik

    Ringrazio Alessandro per aver aperto questa discussione.

    Concordo con Nicolò in merito al profilo del web designer attuale.

    Il web designer non è un grafico puro (passatemi il termine), non è una persona che ha grandi conoscenze in campo artistico (in sostanza, nella maggior parte dei casi non sà disegnare a mano libera ad esempio) e non è legato alla grafica stampata tradizionale anche se molte volte, è costretto a realizzare lavori per la carta stampata quando è dipendente per piccole aziende dove si ricoprono obbigatoriamente vari ruoli (è il mio caso).

    Il web designer non è nemmeno un programmatore puro anche se a volte potrebbe avere delle competenze approfondite anche in questo settore.
    Lavora spesso a stretto contatto con degli sviliuppatori e riesce a districarsi bene tra pagine realizzate in asp, php etc.

    Dal mio punto di vista il web designer dovrebbe:

    • avere un’ottima conoscenza dei css e dell’xhtml;
    • sapere come validare un sito nel caso venga richiesto da un cliente;
    • conoscere flash/actionscript in maniera più o meno approfondita (questa conoscenza dal mio punto di vista potrebbe essere anche non fondamentale, certamente aiuta).

    Nel mio caso per una mia scelta personale ho abbandonato flash per approfondire maggiormente le mie conoscenze in campo SEO e di web marketing.

    Per motivi di tempo credo non sia possibile seguire molte strade, arrivati ad un bivio bisogna seguire un percorso preciso.

  • http://www.gnvpartners.com/ Nicolò

    Sono d’accordo con te Mirko.

    Un punto importante, secondo me, è anche la competenza comunicativa e metodologica: una bella grafica da sola o un codice valido da solo non fanno un sito efficace. C’è tutto un bagaglio di conoscenze, se vogliamo, più teoriche che pratiche, che stanno alla base del nostro lavoro, che indirizzano e guidano lo sviluppo di un sito. Lo studio del progetto da un punto di vista comunicativo (tono, target, ecc.), l’analisi degli obiettivi, lo studio dell’usabilità, selezione delle tecnologie, ecc. ecc.

    Queste conoscenze sono fondamentali se si lavora in autonomia e doppiamente fondamentali se si lavora in team, poichè si è responsabili anche di coordinare il lavoro di altri per la buona riuscita del progetto.
    Designer vuol dire letteralmente progettista. E chi, se non il progettista, deve avere la visione di insieme?

    A mio parere, la metodologia è il punto più carente in molti casi.

  • http://www.alessandrodagnano.com Alessandro D’agnano

    Pultroppo la qualità delle risposte e il fatto che viene messo in evidenza l’importanza del discorso, confermano che sfondiano un parta aperta.
    Questo discorso è come una ferita aperta che non si rimargina.
    Noi del settore facciamo finta di niente, ci vendiamo per quello che non siamo, pur di lavorare e recuperare soldi, professionalità e crearci un portfolio!

    Spero che questo cambi e presto anche… Pultroppo dipende solo da noi e, a mio avviso, non basta neanche il nostro impegno!

  • http://www.blographik.it mik

    @Nicolo:
    la pensiamo allo stesso modo, nel mio precedente commento ho evidenziato alcune delle caratteristiche peculiari che potrebbe avere un web designer.

    In merito alla competenza comunicativa ed alla visione d’insieme di un sito/blog/portale di un professionista o meglio di un artigiano del web, cosa pensi bisognerebbe studiare, approfondire e consultare per aumentare questo fronte di una figura professionale di questo tipo?

    @Alessandro:
    Hai ragione in merito al fatto che ogni web designer ricopre spesso anche ruoli non suoi (ne abbiamo discusso spesso su blographik), vedi ad esempio lo studio del contenuto del sito, la ricerca di materiale in rete per capire cosa scrivere, tutte competenze che esulano dal profilo professionale di un web designer.

    In merito a questo ho scritto un articolo correlato: scrivere per il web: povero web designer.
    Molte volte il cliente non ci viene in aiuto (purtroppo capita spesso) ma dobbiamo cercare nel nostro piccolo di far capire che la presenza in rete di un’azienda potrebbe portare motli benefici anche inaspettati:
    dall’aumento del brand, alla vendita di prodotti, dall’incremento di proposte collaborative ad una maggiore richiesta di informazioni etc.

    Tutto questo spesso è un grosso ostacolo, proviamo a superarlo cercando anche di capire il cliente e le sue esigenze
    (tu mi dirai: hai detto poco ;) ).

  • http://www.gnvpartners.com/ Nicolò

    @ Mirko:
    io sono dell’idea che, quando possibile, una formazione universitaria possa essere d’aiuto, per unire una cultura umanistica all’aspetto tecnico (alla fine creaiamo strumenti di comunicazione per le persone, la tecnologia è solo un mezzo).

    Altrimenti, mi sento davvero di consigliare i libri che ho citato nell’intervista, e facendo una giro in una libreria fornita si possono trovare altri titoli di indubbio interesse e utilità. Da privilegiare studi di usabilità, architettura dell’informazione e, perché no, psicologia del colore, o della comunicazione.

    Il punto è che spesso noi web designer abbiamo trasformato una passione ed un hobby nel nostro lavoro. Questa passione va avvalorata e supportata da una formazione, da una cultura specifica del settore, per dare maggiore “ufficialità” e credibilità a ciò che facciamo.

    @ Alessandro:
    io non sarei così pessimista. Sicuramente a volte la situazione è frustrante e toglie entusiasmo anche al più motivato. Io personalmente traggo soddisfazione da quello che faccio. Soprattutto sono felice di continuare a fare il mio lavoro con passione e coerenza, senza diventare una delle tante prostitute che affollano questo settore.
    Nel tuo portfolio, nel tuo blog si percepisce, oltre ad indubbie capacità, anche amore per quello che fai. Se il panorama italiano ti ha nauseato, perché non cerchi qualche collaborazione all’estero? C’è l’opportunità di fare qualche esperienza e di trovare un mercato in certi casi più maturo e competente. Per me è stata una grande esperienza, sotto molti punti di vista, ed anche un modo per alternare tipologie di progetti e di clienti, trovando maggiore spinta e motivazione.

  • http://www.blographik.it mik

    Ottimi consigli Nicolò.

    Per aumentare il mio bagaglio culturale nella grafica e nel web design, sto leggendo un interessante (ed economico) e-book sull’art semiology:

    Art Semiology – l’immagine oltre l’arte (tra pubblicità e marketing)”.

    (dal sito di Fausto Crepaldi uno degli autori del saggio:
    Che cosè l’art semiology:
    Come raggiungere la massima efficacia comunicativa nella realizzazione di un testo visivo, sia un video o una immagine pubblicitaria, uno spot o un’opera pittorica.)

    Ho pubblicato un post in merito a dei consigli di lettura interessanti:
    7 Libri da leggere – dal web design al web marketing passando per il podcasting.

    E’ un post che ho scritto come promemoria dei libri da acquistare su business on line, web design, architettura dell’informazione, podcasting e motori di ricerca.

    Utile lista per chi è anche un blogger (oltre che web/flash designer o grafico) e vuole essere maggiormente visibile nei motori di ricerca utilizzando nuovi servizi per aumentare la fidelizzazione dei navigatori attraverso il podcasting o gli screencast.

  • Francesca

    Ciao sono una ragazza di 25 laureata 2 anni fa in Informatica. Ultimamente mi sta affiscinando sempre più l’idea di avvicinarmi al mondo dei web designer, sono rimasta molto colpita dalle parole di Nicolò (indubbiamente per una sorta di ammirazione ed invidia per la sua bravura) e vorrei tanto chiedergli quale approccio mi consiglia di avere …. insomma da che parte cominciare. Credo che il bagaglio culturale da costruistri riguardi sia una sfera tecnica sia una che coinvolge emozioni e capacità comunicative. Vedo molti corsi che vengono effettuati in tutta Italia ma la scelta è davvero difficile: ci sono dei criteri di scelta? Vi prego aiutatemi!!!!

  • http://www.blographik.it mik

    Ciao Francesca, i tuoi dubbi in merito a quali corsi seguire sono fondati.
    Molte aziende sfruttano le agevolazioni e le sovvenzioni del fondo sociale europeo per realizzare corsi o master di medio basso livello.

    Il mio consiglio è di chiedere maggiori informazioni del corso che ti interessa a chi lo ha già seguito.

    Cerca di controllare se in rete si parla bene o male di quella specifica azienda attraverso i mezzi che la rete mette a disposizione, forum, blog e e-mail.

    Viso che hai già una laurea specialistica, non dovresti avere problemi nell’iniziare nello studio.

    Ti consiglio di rimanere aggiornata in questo settore tramite feed rss ai blog, siti e forum che trattano questo settore.

    Per iniziare (se non l’hai già fatto) ti consiglio di studiare xhtml e css, l’usabilità e l’accessibilità dei siti web sia in rete che tramite libri.

    Dai uno sguardo ai siti e blog di web designer professionisti, cerca di imitare il loro stile, cercando di ottenere nel tempo un tuo stile personale.

    Cerca di apprendere le nozioni base della grafica tradizionale studiando tutorial relativi a photoshop o gimp (grafica bitmap) ed illustrator o Inkskape (grafica vettoriale).

    Ultimamente sono presenti in numero sempre maggiore screencast o video tutorial di ottimo livello su qualsiasi argomento relativo alla grafica ed alla realizzazione di siti internet tramite i fogli di stile (css).

    Alcuni consigli li trovi anche su blographik,.

    Esponi pure i tuoi dubbi, sarò ben felice (se posso) di aiutarti a migliorare ed acquisire maggiori conoscenze nel web design.

  • http://www.gnvpartners.com/ Nicolò

    Ciao Francesca,
    innanzitutto scusami per il ritardo con cui ti rispondo.

    I consigli di Mirko sono validissimi. Tuttavia, dato che possiedi già una formazione universitaria, a mio avviso ciò che ti manca di più è la pratica e l’esperienza sul campo. Piuttosto che iscriverti ad un nuovo corso di studi, ti consiglierei di seguire qualche corso pratico (io a suo tempo trovai utili i corsi organizzazti da Macromedia e Inside e quando posso seguo gli e-seminar di Adobe).

    Per il resto, tieniti aggiornata, tramite feed e blog, sull’evoluzione tecnica e metodologica del web design e, tramite le numerose gallery, sulle nuove tendenze grafiche e creative.

    Ti direi anche di provare a cimentarti con progetti concreti (costruire il tuo blog/sito, un fansite su un tuo hobby, ad esempio), per cominciare a conoscere gli strumenti e le tecniche, e porti davanti a problematiche reali da risolvere.
    Per me lavorare su progetti concreti è stata la palestra per “farmi le ossa” ed è stato fondamentale per crescere professionalmente. Offriti di realizzare il sito ad un amico, ad un parente o ad un negozio/attività che conosci. Benché all’inizio magari lo farai gratuitamente o a cifre simboloche, ti confronterai con il mondo del web design “sul campo”.

    Spero di esserti stato d’aiuto. In ogni caso rimango a disposizione,

    ciao

  • http://www.namaless.com Namaless

    Ciao a tutti, come diceva Nicolò mi sento un’ospite qui, ma dopo essermi letto tutti i commenti della prima parte e poi tutta la seconda almeno un ringraziamento da “italiano” volevo farlo..

    Io ho un’attività in proprio e proprio come te mi è sempre piaciuta l’originalità dei propri lavori. Io a differenza tua sono un programmatore, per cui molto diverso sia il modo di porsi sul web, sia la creatività che immetto nei miei progetti. Però una cosa posso dirla con certezza: “l’italia è indietro anni luce rispetto agli altri paesi”. Non dico questo così per sentito dire, ma bensì ho accertato che si ottiene maggior soddisfazione a lavorare all’estero che a lavorare in italia.

    Meglio andare a letto, ringrazio ancora il blog e Nicolò per l’enorme contributo alla scena italiana.

    A presto :)

  • http://www.blographik.it mik

    Ciao Namaless, ti ringrazio per aver espresso il tuo interessante punto di vista.

    Purtroppo non posso che essere d’accordo con te: non ci sono confronti tra il nostro mercato e quello italiano.

    A livello di visibilità, di brand e di riscontri economici un motivo in più per realizzare blog aziendali anche in inglese.

    Per la realizzazione di un blog o sito web aziendale il problema sta nell’aggiormento costante nelle diverse lingue.
    Un bel lavoro da affrontare se si vuole essere ben visibili anche in altri mercati.

    La strategia di Nicolò di puntare ad una qualità ottima del proprio lavoro ed al mercato estero (oltre che italiano), credo sia importante per raggiungere risultati che per ora nel nostro paese possiamo solo sognare.

    Inoltre penso che se si ha un mercato internazionale importante, la visibilità che ne consegue apporterà anche maggiori contatti e commesse dall’Italia.